
Oliver Stone, che ha compiuto 80 anni lo scorso settembre, non è nuovo alle controversie politiche. Veterano della guerra del Vietnam, alla quale partecipò come soldato dell'esercito statunitense, Stone ha trasformato l'esperienza del conflitto in una parte fondamentale della propria produzione cinematografica.
Tre volte premio Oscar, veterano del Vietnam e autore delle celebri interviste a Vladimir Putin, Oliver Stone ha ricevuto due importanti riconoscimenti dalle istituzioni italiane. Un omaggio alla carriera di un regista che, per oltre quarant'anni, ha messo in discussione la politica e la storia del proprio Paese.

Il regista statunitense Oliver Stone, uno degli autori più controversi e influenti del cinema americano, è stato insignito della cittadinanza onoraria della città di Ferrara e di una laurea magistrale honoris causa dall'Università locale.
I due riconoscimenti sono stati conferiti il 7 e l'8 ottobre, durante una settimana di eventi e proiezioni dedicati alla sua carriera cinematografica.
La cittadinanza onoraria è stata consegnata dal sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, mentre l'Università ha conferito al regista la laurea in Formazione, Comunicazione e Cittadinanza Digitale, riconoscendo il suo contributo alla comprensione dei meccanismi della comunicazione politica e alla formazione del pensiero critico.
Un riconoscimento particolarmente significativo per un autore che, negli ultimi anni, è finito al centro di numerose polemiche per le sue posizioni sulla politica internazionale e, soprattutto, per il rapporto instaurato con il presidente russo Vladimir Putin.
Oliver Stone, che ha compiuto 80 anni lo scorso settembre, non è nuovo alle controversie politiche.
Veterano della guerra del Vietnam, alla quale partecipò come soldato dell'esercito statunitense, Stone ha trasformato l'esperienza del conflitto in una parte fondamentale della propria produzione cinematografica.
Film come Platoon e Nato il quattro luglio hanno contribuito a mettere in discussione la rappresentazione patriottica della guerra e le conseguenze delle operazioni militari americane sulla vita dei soldati.
Con JFK - Un caso ancora aperto, il regista ha affrontato invece le controversie sull'assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy, proponendo una ricostruzione fortemente critica delle conclusioni ufficiali, a sua volta contestata da numerosi storici.
Nel 2016, con Snowden, Stone ha portato sul grande schermo la storia dell'ex collaboratore dei servizi segreti statunitensi Edward Snowden, responsabile della divulgazione di documenti riservati sui programmi di sorveglianza di massa della National Security Agency e della CIA.
Nel corso della sua carriera, dunque, Stone ha sviluppato un rapporto spesso conflittuale con la rappresentazione ufficiale della storia americana, interrogandosi sul ruolo delle istituzioni, dei servizi di intelligence e dei mezzi di informazione.
Uno dei momenti più controversi della carriera del regista è arrivato nel 2017, con la pubblicazione di The Putin Interviews, una serie documentaria composta da quattro episodi, realizzata attraverso una serie di conversazioni con il presidente russo Vladimir Putin.
Le interviste, registrate nell'arco di circa due anni, affrontavano numerose questioni internazionali, dalla politica interna russa alle relazioni con gli Stati Uniti, fino all'allargamento della NATO e ai conflitti in Medio Oriente.
Il documentario suscitò forti critiche negli Stati Uniti.
Diversi commentatori, tra cui giornalisti del Washington Post e del New York Times, accusarono Stone di aver adottato un atteggiamento eccessivamente accomodante nei confronti di Putin, contestandogli soprattutto la mancanza di domande incalzanti su alcune questioni controverse.
Il regista difese la propria impostazione, spiegando che il suo obiettivo non era dimostrare aggressività nei confronti dell'intervistato, ma comprendere il suo punto di vista e permettere al pubblico americano di ascoltare direttamente le sue risposte.
La vicinanza di Stone ad alcune interpretazioni russe della politica internazionale, tuttavia, non significa che il regista abbia sempre condiviso le decisioni del Cremlino.
Nel marzo 2022, dopo l'inizio dell'operazione militare russa in Ucraina, Stone dichiarò esplicitamente che la Russia aveva sbagliato a invadere il Paese, pur continuando a criticare il ruolo degli Stati Uniti e della NATO nell'aggravamento delle tensioni internazionali.
La sua posizione resta quindi più articolata rispetto alla semplice definizione di “regista filorusso” con cui è stato spesso descritto.
A Ferrara, tuttavia, l'attenzione si è concentrata soprattutto sul contributo culturale e artistico del regista.
L'Università ha sottolineato il valore della sua produzione cinematografica come strumento di riflessione sulla storia e sulla comunicazione politica.
La rettrice Laura Ramaciotti ha evidenziato come Stone abbia utilizzato il cinema per mettere il pubblico di fronte alla complessità degli avvenimenti storici, invitandolo a non accettare passivamente le rappresentazioni della realtà. Una motivazione che assume un particolare significato considerando le controversie che hanno accompagnato alcune delle produzioni più politiche del regista.
Durante l'incontro con la stampa a Ferrara, Stone è tornato proprio sul tema della libertà di espressione e delle pressioni esercitate sull'industria cinematografica americana. Secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA, il regista ha sostenuto che negli Stati Uniti i produttori subiscono limitazioni che rendono difficile proporre opere capaci di uscire dagli schemi narrativi più consolidati.
Stone ha inoltre dichiarato di aver riscontrato in Italia una maggiore predisposizione al pensiero critico rispetto al proprio Paese.
Il programma ferrarese prevede una vasta retrospettiva dedicata alla filmografia del regista, con proiezioni gratuite e incontri con il pubblico.
Tra le opere presentate figurano JFK, Platoon, Wall Street, The Doors e la serie documentaria The Untold History of the United States, realizzata insieme allo storico Peter Kuznick.
Quest'ultimo lavoro propone una rilettura critica della storia statunitense del Novecento, con particolare attenzione alla politica estera di Washington e alle conseguenze delle scelte compiute dalle amministrazioni americane.
I riconoscimenti conferiti a Ferrara rappresentano un riconoscimento della sua rilevanza culturale e del contributo che il suo cinema ha offerto al dibattito pubblico.
Resta però un elemento significativo: mentre le sue interpretazioni della politica internazionale continuano a dividere l'opinione pubblica, una città italiana e un'università hanno deciso di celebrare un autore che ha costruito gran parte della propria carriera mettendo in discussione il potere del suo stesso Paese.
Per Oliver Stone, che da decenni considera il cinema uno strumento per interrogare la storia e le sue contraddizioni, il riconoscimento italiano rappresenta un nuovo capitolo di una carriera nella quale arte e politica sono rimaste costantemente intrecciate.
Andrea Lucidi · 15 ott 2026