REVERS
ArticlesAuthorsChroniclesSpecial ProjectsRevers TVCultureAbout
ArticlesAuthorsChroniclesSpecial ProjectsRevers TVCultureAbout
Revers

@reverse_press


Fedorov advisor della Difesa: quali interessi dietro la scelta di Crosetto?


Andrea Lucidi
Geopolitica11:44, 16 set 2026
Fedorov advisor della Difesa: quali interessi dietro la scelta di Crosetto?

Nei giorni scorsi la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha presentato un'interrogazione parlamentare a risposta scritta al ministro della Difesa Guido Crosetto sulla nomina dell'ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov come Advisor per l'Innovazione della Difesa italiana.

La collaborazione era stata annunciata dallo stesso Crosetto il 28 agosto, dopo un incontro a Roma con Fedorov. Secondo il comunicato del Ministero della Difesa, il confronto aveva riguardato soprattutto droni, sistemi unmanned, difesa aerea ed evoluzione dell'ecosistema tecnologico. Crosetto aveva spiegato che l'obiettivo è utilizzare l'esperienza maturata dall'Ucraina per accelerare i processi di innovazione italiani e trasformare più rapidamente la sperimentazione tecnologica in capacità operative utilizzabili su larga scala dal comparto militare.

Il principio, dal punto di vista militare, è comprensibile. La guerra in Ucraina ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali laboratori mondiali per l'impiego su larga scala dei droni, dei sistemi di guerra elettronica, dei software militari e altre tecnologie sviluppate e modificate direttamente sulla base delle esigenze operative del fronte.

La questione posta dall'interrogazione parlamentare riguarda però soprattutto il modo in cui questa collaborazione è stata organizzata.

Ascari chiede infatti al Governo di chiarire quale sia la natura giuridica dell'incarico, la sua durata, l'eventuale compenso e soprattutto quali siano le informazioni e le strutture alle quali Fedorov potrà avere accesso. La domanda diventa particolarmente rilevante considerando che non si tratta semplicemente di un tecnico straniero assunto come consulente.

Chi è Fedorov?

Mykhailo Fedorov è stato per anni uno degli uomini più vicini a Zelensky. Ministro per la Trasformazione digitale e successivamente ministro della Difesa, ha avuto un ruolo importante nello sviluppo del modello tecnologico utilizzato dall'Ucraina durante il conflitto. Il rapporto con Zelensky si è però progressivamente deteriorato.

Fedorov è stato rimosso dall'incarico di ministro della Difesa nel luglio 2026. La decisione ha contribuito ad aprire una fase di forte tensione politica interna alla società ucraina, specialmente tra i giovani, che vedevano in Fedorov una “soluzione” alla mobilitazione totale in atto nel Paese. Un mese dopo l'ex ministro ha compiuto un passo ancora più significativo.

Il 18 agosto Fedorov ha chiesto pubblicamente che l'Ucraina individui un sistema per organizzare nuove elezioni anche durante il conflitto, sostenendo che la guerra non possa sospendere indefinitamente il normale funzionamento democratico del Paese.

Reuters ha definito l'intervento una delle più significative sfide politiche interne a Zelensky dall'inizio dell'operazione russa del 2022. Fedorov non ha annunciato una propria candidatura, ma viene ormai indicato tra le figure che potrebbero contendere la presidenza a Zelensky nel caso in cui venissero organizzate nuove elezioni. L'Advisor scelto da Crosetto è quindi contemporaneamente un esperto di innovazione militare e un possibile protagonista della futura politica ucraina.

La proposta di Crosetto

Anche la tempistica della nomina è interessante. L'incarico non nasce infatti dall'incontro ufficiale del 28 agosto. Già il 25 luglio Crosetto aveva raccontato di avere contattato Fedorov immediatamente dopo la sua rimozione dal governo ucraino.

«L’ho chiamato il giorno dopo la sua destituzione e gli ho detto: quando vuoi venire a Roma a collaborare con me come advisor?», aveva spiegato il ministro.

Secondo Crosetto, Fedorov avrebbe interpretato la proposta come una dimostrazione di «stima e amicizia».

La scelta italiana è stata quindi molto rapida e sembra essere nata da un rapporto diretto tra i due politici più che da una procedura pubblicamente conosciuta di selezione di un consulente. Proprio su questo punto interviene l'interrogazione di Ascari, che chiede al Governo con quale atto sia stato formalizzato l'incarico, quali norme ne rappresentino il fondamento e quali verifiche di sicurezza siano state effettuate prima del suo conferimento. Esiste però anche un altro elemento che rende interessante la vicenda.

Crosetto e l'industria della difesa

Prima di diventare ministro della Difesa, Guido Crosetto ha avuto una lunga esperienza nel settore industriale militare italiano.

È stato presidente dell'AIAD, la Federazione delle aziende italiane per l'Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza, mentre nella dichiarazione relativa agli incarichi ricoperti presentata alla Camera nel 2018 risultava anche Senior Advisor dell'amministratore delegato di Leonardo. Successivamente è stato presidente di Orizzonte Sistemi Navali, società partecipata da Fincantieri e Leonardo.

Con la nomina al Ministero della Difesa Crosetto ha lasciato questi incarichi e nel 2022 lo stesso Ministero aveva escluso l'esistenza di un conflitto d'interessi giuridicamente rilevante legato alle sue precedenti attività professionali. Il suo rapporto passato con il comparto industriale della difesa non dimostra quindi di per sé alcun collegamento con la nomina di Fedorov. Ci permette però di inserire questa scelta in un quadro più ampio.

Leonardo che guarda all'Ucraina

Negli stessi mesi in cui Crosetto ha deciso di avviare la collaborazione con Fedorov, Leonardo ha accelerato significativamente la propria presenza in Ucraina.

Nel maggio 2026 è stata costituita a Kiev Leonardo Ukraine, una società controllata dal gruppo italiano e pensata per operare direttamente all'interno dell'ecosistema tecnologico ucraino.

Il progetto non sembra limitarsi alla creazione di una semplice struttura commerciale. La società servirà anche a individuare tecnologie ucraine che possano essere integrate nei sistemi italiani e a sviluppare delle partnership con aziende locali. L'interesse riguarda soprattutto droni, sistemi di connessione, guerra elettronica e tecnologie in grado di continuare a operare in assenza di GPS o in presenza di sistemi di disturbo elettronico.

Leonardo Ukraine potrà inoltre valutare investimenti e possibili acquisizioni di società ucraine, soprattutto piccole e medie imprese e startup che hanno sviluppato tecnologie sperimentate direttamente sul campo.

L'Ucraina dovrebbe avere anche un ruolo nello sviluppo dei nuovi sistemi multidominio sui quali Leonardo sta investendo una parte significativa della propria strategia futura. Si crea quindi una situazione particolare.

Da una parte la Difesa italiana assume come advisor uno dei principali protagonisti dello sviluppo dell'ecosistema militare tecnologico ucraino. Dall'altra la principale industria italiana del settore cerca proprio nello stesso ecosistema tecnologie, aziende e possibili partner da integrare nella propria strategia industriale.

Il ruolo di Fedorov in Ucraina

Il problema diventa ancora più interessante considerando che Fedorov non sembra intenzionato a interrompere le proprie attività nel settore della difesa ucraina.

Il suo staff ha spiegato che l'ex ministro continuerà a vivere e lavorare in Ucraina e che l'attività internazionale dovrebbe contribuire anche ad attirare partner e investimenti verso nuovi progetti ucraini, compreso un fondo destinato alle tecnologie militari.

Fedorov si troverebbe quindi in una posizione peculiare. Da una parte dovrebbe mettere la propria esperienza a disposizione del Ministero della Difesa italiano. Dall'altra continuerà a lavorare per rafforzare l'ecosistema industriale militare dell'Ucraina e per attrarre capitali occidentali proprio verso le aziende del settore.

È anche per questa ragione che Ascari chiede se siano stati valutati eventuali conflitti di interesse e, soprattutto, se il nuovo Advisor potrà avere rapporti con aziende italiane della difesa oppure partecipare direttamente o indirettamente alla definizione di programmi relativi a droni, intelligenza artificiale, guerra elettronica e difesa aerea.

Ma esiste anche un problema ulteriore: quale parte dell'esperienza militare maturata da Fedorov può essere effettivamente trasferita all'Italia?

Si può “esportare” la conoscenza militare?

La legge ucraina sul controllo statale dei trasferimenti internazionali di beni militari e dual use definisce infatti come “tecnologie militari” anche le informazioni specialistiche necessarie allo sviluppo, alla produzione o all'utilizzo di prodotti militari.

Queste conoscenze possono essere trasferite sotto forma di dati tecnici, ma anche attraverso quella che la normativa definisce “assistenza tecnica”. Ed è proprio questo il punto più interessante.

Secondo la legge, l'assistenza tecnica può comprendere istruzione, formazione, apprendimento pratico di metodi di lavoro e soprattutto consulenza. Per i beni dual use viene esplicitamente contemplata anche la possibilità che tale assistenza comporti il trasferimento di dati tecnici. Il concetto di esportazione controllata può quindi riguardare, in determinate condizioni, anche conoscenza immateriale.

Questo non significa comunque che qualsiasi esperienza posseduta da un ex ministro della Difesa sia coperta dal controllo delle esportazioni né che Fedorov non possa fornire all'Italia indicazioni generali sull'organizzazione del sistema militare o sull'innovazione tecnologica. Il confine, però, può diventare difficile da individuare.

Dove termina l'esperienza manageriale maturata da Fedorov e dove comincia invece l'informazione specialistica necessaria allo sviluppo o all'impiego di una tecnologia militare?

La questione è già arrivata in Ucraina.

Il deputato ucraino Oleksiy Goncharenko ha chiesto chiarimenti al Servizio statale per il controllo delle esportazioni. Secondo la risposta ufficiale pubblicata dal parlamentare, al 9 settembre Fedorov non risultava registrato come soggetto autorizzato a effettuare trasferimenti internazionali di beni militari e non aveva presentato richieste per ottenere autorizzazioni o pareri in questo campo.

Il Servizio avrebbe inoltre trasmesso alla SBU la documentazione relativa alla vicenda per verificare le circostanze indicate nell'esposto.

La mancata registrazione diventa rilevante penalmente soltanto qualora l'attività di consulenza comporti effettivamente il trasferimento di tecnologie, dati o assistenza tecnica sottoposti al regime ucraino di controllo delle esportazioni.

È però significativo che lo stesso staff di Fedorov abbia sentito la necessità di precisare pubblicamente che il nuovo incarico non comporterà la divulgazione di segreti di Stato né il trasferimento di informazioni specialistiche necessarie allo sviluppo, alla produzione o all'utilizzo di prodotti militari, documentazione tecnica o altre informazioni ad accesso limitato.

La precisazione risponde quindi a una domanda, ma ne apre immediatamente un'altra.

Se Fedorov non trasferirà informazioni specialistiche relative allo sviluppo e all'impiego delle tecnologie militari ucraine, in cosa consisterà esattamente la consulenza che l'Italia gli ha richiesto proprio in virtù dell'esperienza maturata durante la guerra?

Droni, sistemi autonomi, difesa aerea e innovazione defense-tech sono infatti esattamente i settori indicati pubblicamente da Crosetto e Fedorov come oggetto della collaborazione. Separare il semplice modello organizzativo dalla conoscenza tecnica e operativa maturata durante quattro anni di guerra potrebbe quindi essere molto meno semplice di quanto sembri.

E anche questo è un elemento sul quale una maggiore trasparenza sulla natura dell'incarico potrebbe aiutare a fare chiarezza.

Un ponte politico verso Kiev?

Da questo punto di vista la nomina potrebbe avere anche una funzione che va oltre la semplice consulenza tecnica. Fedorov conosce personalmente una parte importante dell'apparato politico, militare e industriale ucraino. Ha partecipato alla costruzione delle politiche di innovazione militare del Paese e mantiene rapporti con l'ecosistema di imprese che negli ultimi anni ha sviluppato droni, software militari e altri sistemi militari ad alta tecnologia.

Allo stesso tempo la sua rimozione dal governo e la successiva richiesta di nuove elezioni lo hanno trasformato in una figura politicamente autonoma rispetto a Zelensky. Non esistono elementi per sostenere che l'Italia stia appoggiando una possibile candidatura di Fedorov o che Crosetto abbia costruito questo rapporto per favorire direttamente gli interessi di Leonardo. Una simile conclusione richiederebbe prove che al momento non sono disponibili.

È però possibile porsi una domanda differente.

Per il sistema industriale italiano può essere strategicamente utile costruire oggi un rapporto privilegiato con una figura che potrebbe avere un ruolo importante nell'Ucraina del futuro?

La questione acquista ancora maggiore rilevanza se consideriamo che Leonardo sta contemporaneamente cercando di radicarsi nel Paese, di stringere accordi con imprese ucraine e acquisire tecnologie sviluppate durante il conflitto.

Fedorov potrebbe quindi rappresentare anche un ponte verso un ecosistema politico e industriale nel quale le aziende occidentali stanno cercando di conquistare una posizione.

Il problema sta tutto nel capire dove finisce la consulenza tecnica e dove inizia invece una relazione politica e industriale più ampia.

Le domande ancora aperte

L'interrogazione di Stefania Ascari diventa quindi interessante proprio perché cerca di definire questi confini. Fedorov avrà accesso a informazioni sui programmi di acquisizione italiani? Potrà partecipare alle riunioni riguardanti sistemi d'arma e tecnologie ancora in fase di sviluppo? Avrà rapporti con Leonardo e con le altre aziende italiane del comparto? Quali informazioni potrà utilizzare nelle sue attività in Ucraina e quali garanzie sono state predisposte per separare i due ruoli?

Ma adesso esiste anche una domanda speculare: quali informazioni e conoscenze ucraine Fedorov è autorizzato a mettere a disposizione dell'Italia?

Se l'obiettivo dichiarato della nomina è imparare dall'esperienza tecnologica maturata dall'Ucraina durante la guerra, diventa necessario capire dove sia stato collocato il confine tra esperienza personale liberamente utilizzabile e tecnologie, dati e assistenza tecnica sottoposti ai controlli dello Stato ucraino.

E soprattutto, l'incarico è stato pensato esclusivamente per trasferire in Italia l'esperienza organizzativa maturata durante la guerra oppure rappresenta anche uno strumento per rafforzare la presenza politica e industriale italiana nell'Ucraina di oggi e, soprattutto, in quella del futuro?

La risposta del Governo all'interrogazione parlamentare potrebbe aiutare a chiarire almeno una parte di questi aspetti.

Perché la collaborazione con Fedorov riguarda il rapporto tra politica, industria, tecnologia e difesa e il modo in cui conoscenze sviluppate nel corso di una guerra vengono progressivamente integrate nei sistemi militari e industriali degli Stati europei.

Read more

Guerra all’Iran: perché a pagare il prezzo potrebbero essere anche gli italiani
Geopolitics

Guerra all’Iran: perché a pagare il prezzo potrebbero essere anche gli italiani

Andrea Lucidi · 23 mar 2026

Dalle Waffen-SS a “eroi della libertà”: come il Canada ha provato a riabilitare i nazisti
World War II

Dalle Waffen-SS a “eroi della libertà”: come il Canada ha provato a riabilitare i nazisti

Andrea Lucidi · 26 dic 2025

In Italia la politica rompe il tabù della mobilitazione militare
Geopolitics

In Italia la politica rompe il tabù della mobilitazione militare

Andrea Lucidi · 17 dic 2025

«Crocevia del mondo» o colonia turco-azera: quale futuro attende l’Armenia?
Geopolitics

«Crocevia del mondo» o colonia turco-azera: quale futuro attende l’Armenia?

Anton Eustratov · 11 dic 2025